Quanto scalpore stanno facendo le foto hot rubate alle star di Hollywood. Da Jennifer Lawrence a Kate Upton, la più bersagliata in questo senso con oltre 200 fotografie hard diffuse in rete, fino a Kaley Cuoco e Lea Michele, tutte hanno subito un gravissimo danno d'immagine, oltre che una violazione della propria privacy dopo il pesante attacco hacker contro il database di iCloud. E mentre Apple è più interessata al lancio del nuovo iPhone 6, piuttosto che far fronte ad una grave falla nei suoi sistemi, chi si preoccupa di aprire un dibattito sulla privacy nell'era digitale saraà una galleria d'arte contemporanea in Florida, che ha annunciato che le foto saranno esibite in una mostra.

Potremmo chiamarla "The Fappening", parafrasando giocosamente uno tra i portali che ha mostrato tutte le foto dello scandalo, ma si chiama "No Delete" e farà parte della campagna "Fear Google" dell'artista XVALA. Si tratta di un lavoro di 7 anni dove l'artista si è prodigato in una meticolosa ricerca su Google immagini, riuscendo a scovare attori e volti noti nei loro momenti privati. In molti di questi casi gli scatti sarebbero stati rubati da un hacker oppure da un gruppo di pirati informatici. La mostra, dunque, vuole puntare un riflettore sul dibattito della privacy in rete, mai come adesso così importante. E mentre l'FBI è ancora alla ricerca di "OriginalGuy", l'uomo a capo del commando che ha rubato la privacy di Hollywood, gli scatti hard dei vip continuano a passare da macchina a macchina, tra personal computer, notebook, tablet e smartphone.

Ma intanto, basterà una mostra a centrare il punto su un dibattito che sembra ormai già stantio? Ovvero: è ancora possibile ritenere la privacy un concetto utile su internet e nel mondo dei social network? È arrivata forse l'ora di cominciare a pagare per averla sul web, perché tutto quello che ci viene mostrato come "gratis (e lo sarà sempre)", in realtà lo stiamo pagando. Ed anche caro.