15 Ottobre 2011
10:14

Effetto Belen Rodriguez: il video commentato su Facebook

Il caso del video a luci rosse di Belen Rodriguez porta impietosi commenti degli utenti di Facebook sul suo profilo. Sono le conseguenze spiacevoli della rivoluzione “social” cui un personaggio pubblico deve far fronte. Ma quando viene diffuso un video di un “comune mortale”, come la mettiamo?

L'effetto Belen Rodriguez ha colpito tutti. Dalla protagonista della vicenda ai suoi affetti, vedi il Corona furioso che ha dichiarato che la sua Belen "si è sentita stuprata" nel vedere il video online, fino anche ai fan della soubrette più chiacchierata del momento. Così anche Belen conosce, al pari di Vasco Rossi e la querelle con Nonciclopedia, le tragiche (a livello personale) conseguenze del mondo social. "Il pensiero non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare" diceva Lucio Dalla e, da qualunque parte ci si schieri nella questione a luci rosse, il mondo di Facebook dice comunque la sua.

Sono controindicazioni alle quali un personaggio pubblico che decide di "aprirsi" ai suoi fan, deve cominciare a tenere presente. Cercando di non arrabbiarsi più di tanto, perchè il social è anche questo. E così arrivano, copiosi ed impietosi, i commenti degli utenti e dei fan su quanto è successo, su quanto si è letto, su quanto, chi ha potuto, si è visto.

Il video di Belen rimosso: si rischia il carcere

A giustissima ragione, l'entourage di Belen Rodriguez si è prodigato al fine di arginare, per quanto possibile, il fenomeno della diffusione in rete del video con Tobias Bianco (che al pari di Belen è anche lui sotto l'occhio del ciclone e, forse, ancora di più nei guai di chiunque altro, quindi si è pregati di astenersi da stupidi qualunquistici "vabbè tanto lui è maschio!") e, secondo le indiscrezioni trapelate, chi condivide il video rischia il carcere perchè è stato girato in un'abitazione privata.

Il problema è che siamo di fronte ad una spiacevole consuetudine. Mi spiego: come la mettiamo con tutti i video di perfetti e perfette sconosciute che girano, in lungo e in largo, su tutti i siti di file-sharing e di streaming, realizzati con le stesse tecniche amatoriali, in medesime condizioni di privacy? Tutti in galera? Con l'immagine lesa delle persone comuni, come ci confrontiamo? Forse il caso del video di Belen Rodriguez può aprire, finalmente, uno spiraglio verso una regolamentazione del mondo del porno amatoriale che, al pari del video di Belen, molto spesso viene diffuso nell'inconsapevolezza più totale delle dirette, o dei diretti, interessate.

Come il caso di un video che, alcuni anni fa, cominciava a girare da computer a computer, che riprendeva le ardimentose imprese di un pasticciere e della moglie di un tassista. Quando lo scandalo fu totale, i danni furono senza precedenti. Con risvolti e conseguenze ben più gravi rispetto a quelle che può subire un personaggio pubblico: famiglie stroncate (magari perchè c'è testimonianza di adulterio) e vite distrutte. E allora forse è davvero il caso di dare una regolata a questo sottobosco a luci rosse perchè, e questo è sotto gli occhi di tutti, filmarsi mentre si fa sesso è ormai naturale come bere un bicchiere d'acqua.

Belen e il video hard: i commenti su Facebook

Come abbiamo anticipato in apertura, le impressioni ed i commenti "a caldo" sul video hard di Belen Rodriguez sono stati riversati in abbondanza proprio sulla sua pagina ufficiale di Facebook. E' veramente difficile non imbattersi in commenti da censurare, è un rapporto quasi di uno a tre. Ovviamente c'è chi si schiera a difesa della soubrette argentina, chi invece si lascia andare a dichiarazioni d'amore per quello che ha visto, chi cerca disperatamente notizie su come reperire il video e chi si diverte a commentare impietosamente quanto ha visto.

Numerosi anche gli utenti indignati dalla presenza di commenti eccessivamente volgari apparsi sul profilo di Belen. C'è da segnalare anche un'abbondanza di "troll" che girano indisturbati tra i post della soubrette. I "troll" sono utenti che dispongono di un profilo fake e che riescono, quasi sempre, a non essere localizzati dalla polizia postale.

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