Intercettato da Vanity Fair in occasione del Pitti Bimbo, Nathan Falco rilascia a 7 anni la sua prima intervista. Figlio di Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore, risponde alle domande dei giornalisti sotto la stretta sorveglianza dei suoi genitori che, pur divertiti dal suo piglio spigliato, vigilano affinché le domande si svolgano nel clima più sereno e informale possibile.

Le risposte di Nathan suggeriscono l’idea di un bambino dall’intelligenza spiccata, con idee chiare e desideri ancor più precisi. È papà Flavio a tesserne le lodi e ad avvertire i giornalisti: “È un bambino molto intelligente e questo proprio perché gli parlo come a un adulto”. E il piccolo di casa Briatore dimostra che il padre aveva ragione. Difficile strappare frasi tanto precise a un bambino di quell’età, che per natura potrebbe tendere a chiudersi trovandosi di fronte a degli estranei. Non Nathan che, educato da un padre esigente, dimostra di avere già imparato a cavarsela. Lo dimostra già dal principio, quando gli viene chiesto che cosa voglia fare da grande. Mamma Elisabetta prova a rispondere per lui: “Prima era il militare, adesso è il tempo del calciatore” ma Nathan la corregge subito: “Dire calciatore è troppo generico. Tutto dipende dal ruolo: io voglio fare il portiere o l’attaccante. Tifo Milan. Papà, invece, è juventino. No comment!”. La Gregoraci rivela che, come accade a tanti altri bambini della sua età, Nathan preferisce vestirsi da solo: “I vestiti li sceglie già da solo. Io li compro, ma è lui che decide tra quelli appesi nell’armadio”. In questo caso, però, il piccolo rivendica la possibilità di scegliere da solo in base a un’esigenza precisa: “Mi piace essere sportivo, ogni momento è quello buono per giocare a calcio”.

Nathan parla 4 lingue (inglese, francese, italiano, un po’ di spagnolo e il dialetto napoletano, imparato a Napoli seguendo la madre nelle registrazioni di Made in Sud) e possiede 2 cellulari. Anche la passione per i giochi rivela l’inclinazione alla decisione, pur “tradendo” il fatto che Nathan resta un bambino:

Gioco a nascondino con mamma o con papà. Solo che mi nascondo così bene che devono cercarmi per due ore. E poi i go-kart e la vela. I cartoni? Non li guardo più, meglio le trasmissioni sportive.

Dei genitori, che lavorano ogni giorno per educarlo al meglio, racconta:

Papà forse è il più severo. No, anzi, no. È la mamma che non dice mai “sì”.Vorrei andare a dormire più tardi, ma mi tocca andare a letto alle nove. Tutte le sere quando l’indomani c’è la scuola. Dopo “la preghierina”. Quando volevo fare il bagno, la scorsa estate in Sardegna, la mamma mi diceva sempre di no, che dovevo ancora aspettare un po’.

C’è spazio anche per un velato rimprovero a papà Flavio: “La paghetta me la dà papà, ma devo stare attento: a volte salta i mesi, devo ricordargliela”. Infine, la domanda che ai suoi genitori è stata posta più volte: quella su un ipotetico fratellino. Anche in quel caso, Nathan sa bene quali siano i suoi desideri:

Un fratellino, mi piacerebbe. Una sorella no. Se la mamma dovesse rimanere incinta di due femmine, io dico “ciao” e me ne vado. Scappo.