Marco Maddaloni e Romina Giamminelli si sposeranno davvero, stavolta c'è la data e la location. La proposta di matrimonio del judoka alla sua compagna di vita, già sua moglie con rito civile, era arrivata all'Isola dei Famosi, in cui Marco ha trionfato come vincitore. Poi, però, a causa dei vari impegni lo sportivo aveva trascurato il progetto, quasi disinteressandosene. Tanto che la Giamminelli si era infuriata, intervenendo addirittura con una lettera aperta pubblicata su DiPiù. Lo sfogo ha ottenuto il suo scopo.

Le nozze tra Napoli e dintorni

"È un periodo che non mi fermo un secondo", ha spiegato Maddaloni su Chi, giustificando il suo ritardo, "Tra inviti in tv, eventi, allenamento, lavoro in palestra e normali impegni di padre di famiglia, sono continuamente in movimento".  La coppia ha infatti due figli, Giovanni di 2 anni e mezzo e Giselle di 9 mesi. "Un giorno lei giustamente mi ha detto: ‘Ma com'è? Hai detto che ci sposiamo e che stai facendo per questo matrimonio?'": da lì Marco ha capito che era necessario dare una svolta alla situazione.

L’ha scritto anche in una lettera pubblica e lì ho capito che la cosa stava prendendo una piega sbagliata. Così ho iniziato a vedere location e quant’altro. Ora posso dire con certezza che queste nozze si faranno a settembre, tra Napoli e dintorni, e saranno una rivincita per tutti e due: tre anni fa ci sposammo in Comune perché non potevamo permetterci grandi feste o cerimonie, oggi le cose vanno meglio e vogliamo rifarci.

Il cuore di Maddaloni: a chi ha donato il montepremi dell'Isola

L'atleta ha inoltre spiegato di aver devoluto l'intero montepremi vinto all'Isola dei Famosi alla palestra guidata dal padre Gianni Maddaloni, detto "O' Maé", situata nel cuore di Scampia e molto conosciuta a livello locale per aver sottratto tanti giovani alla camorra. Proprio mentre Marco era all'Isola, venne a mancare sua nonna, la mamma di Gianni. L'ex naufrago è molto legato alla sua famiglia (i fratelli Pino e Laura sono campioni di judo come lui, il cognato è il pugile Clemente Russo) e alla bellissima realtà che il padre ha costruito: "Mi sembrava giusto, la mia immagine e quello che sono ora lo devo anche a lui. A me quei 100mila euro, che tra beneficenza e tasse sarebbero diventati neanche 30, non avrebbero cambiato la vita, mentre la palestra può camparci uno o due anni e quel posto è una salvezza per tutti i ragazzi di Scampia".