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L’Arcigay contro il GFVip: “Cerca visibilità spettacolarizzando omofobia e femminicidio”

Durissima presa di posizione dell’associazione che tutela i diritti LGBT, per bocca del segretario Piazzoni: “Il Grande Fratello Vip ha compiuto un’operazione intollerabile, il problema non è solo Clemente Russo ma l’etica del programma. Il pubblico sanzioni lo show cambiando canale”.
A cura di Valeria Morini
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"Siamo sorpresi e preoccupati": così Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay, si esprime in merito alla bufera scoppiata al Grande Fratello Vip, dopo le dichiarazioni ritenute omofobe e misogine (queste ultime, ai danni di Simona Ventura) che sono costate la squalifica a Clemente Russo. L'associazione che si occupa dei diritti della comunità LGBT prende una netta posizione contro la trasmissione di Canale 5.

Se, da una parte, il reality ha deciso l'espulsione di Russo, la produzione è accusata da Piazzoni di spettacolarizzare temi come omofobia e femminicidio. L'atteggiamento del Grande Fratello Vip sarebbe, in definitiva, ipocrita:

Ieri sera Endemol, la produzione del GFVip in onda su Canale 5, ha preso le distanze in diretta dal contenuto omofobo, violento e misogino che uno dei protagonisti ha espresso davanti alle telecamere. Ma mentre si prendevano le distanze e si sanzionava il concorrente, la conduttrice dava appuntamento a quello stesso concorrente in studio, facendoci capire che nuovi riflettori saranno offerti a malcostumi e bestialità che è stupido pensare si risolvano in una chiacchierata da talk show. L’impressione, su cui converge più di un indizio, è che la produzione di un reality ormai da tempo alla deriva stia tentando di ottenere visibilità attraverso la spettacolarizzazione di fenomeni come l’omofobia e il femminicidio, il tutto nella fascia del prime time. Un'operazione intollerabile, una deriva a cui tutto il sistema, e chi lo controlla, dovrebbe prestare molta attenzione.  Se così fosse, il problema non sarebbe più il concorrente in questione, ma la filiera di produttori e autori che mette a punto questo riprovevole modello di business. Perché anche nel business si può avere un'etica, specie quando ci si rivolge a milione di persone, di ogni età, di ogni tipo, di ogni cultura. E quell'etica dovrebbe interpellare tutti i professionisti coinvolti, che al di là delle parole spese, nei fatti dimostrano di non prendere alcuna distanza da un giochino televisivo che ha deciso di sopravvivere alla guerra degli ascolti sdoganando un linguaggio da snuff movie.

"Il pubblico sanzioni il GF Vip cambiando canale"

Piazzoni cita l'intervento del Ministro della Giustizia Orlando, che ha portato lo sguardo delle istituzioni sul programma televisivo. In definitiva, l'Arcigay invita il pubblico a sanzionare direttamente il Grande Fratello Vip, semplicemente rifiutandosi di gardarlo. Una presa di posizione che, più di tanti interventi pubblici, potrebbe mettere il punto sulla vicenda.

Finora abbiamo taciuto sulla vicenda, per non nutrirla della visibilità di cui pareva andasse a caccia. Ma dopo l’intervento del Ministro Orlando, e soprattutto viste le conseguenze a nostro parere insufficienti che ha generato,  ci aspettiamo che le autorità competenti e il Parlamento colgano l’occasione per aprire una riflessione urgente su un certo modo di fare televisione e su come proteggere le fasce deboli del pubblico da autori e produttori spericolati e irresponsabili, che meriterebbero di essere quantomeno marginalizzati in zone del palinsesto meno impattanti. Mentre il servizio pubblico inciampa di frequente in bollini rossi pregiudiziali sugli amori tra persone dello stesso sesso (il riferimento è alla censura di "Le regole del delitto perfetto"), non ci sfugge che nel privato si scivoli e si cada altrettanto fragorosamente. Tutto questo produce danni. Pertanto al pubblico rivolgiamo l’invito a sanzionare con il telecomando questi contenuti, cambiando canale o spegnendo la tv, e dimenticando i nomi dei protagonisti. Nel nostro ma anche nel loro interesse.

Il pubblico raccoglierà la richiesta dell'Arcigay? Il botto d'ascolti della terza puntata, con oltre 4 milioni sintonizzati sulla squalifica di Russo e le lacrime di Bettarini, racconta un'altra verità. Perché definire uno show "trash" via Twitter va bene, ma è ben difficile resistere alla tentazione di guardarlo.

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