Come ci si aspettava, il matrimonio di Tiziano Ferro ha generato una grande attenzione mediatica. Tra foto, ringraziamenti e messaggi di auguri il cantante di Latina è diventato il principale argomento di conversazione di questi giorni. Dopo le nozze, celebrate in intimità con il suo Victor Allen, dopo una relazione di tre anni, ha deciso di scrivere una lettera al ‘Corriere della Sera‘, lui che ha saputo maneggiare le parole per arrivare al cuore degli altri, adesso, è pronto ad aprire il suo.

La lettera

Nove anni fa, la scelta di fare coming out, una decisione difficile eppure necessaria, quel passo che non tutti riescono a fare con leggerezza, perché non riescono ad esprimere se stessi come vorrebbero. Ed è anche per questo motivo che Tiziano Ferro ha deciso di parlare, ma soprattutto di compiere un gesto che fosse significativo e che potesse essere monito di felicità per tutti coloro che non si sentono accettati, che avvertono quella disparità di diritti per cui il cantante si sente "deluso, amareggiato e arrabbiato". Deciso a combattere fino all'ultimo questa lunga e annosa lotta, il cantautore scrive nella lettera al noto quotidiano:

Fino a pochi anni fa nessuno conosceva la mia storia. Solo le chiese, il mio inconscio, i miei quaderni; qualche cuscino, la mia mente e le sue stanze. Solo io, a guardarmi ogni mattina allo specchio, senza apprezzarmi. Per poi ricominciare. Finché ho conosciuto l’amore. Mi ricordo quando, appena ventenne, sfogliavo libri in cui si parlava di omosessualità. Avevo il terrore di ritrovarmi nelle storie raccontate esplicitamente, quando timoroso andavo a cercare quei volumi stipati in un settore piccolissimo nelle librerie del centro di Latina.

Il rapporto con la religione

Ecco, uno dei punti toccati nella lettera è proprio il rapporto con la religione. Un rapporto controverso, a cui non sente di dover rinunciare, come molti ritengono che sia giusto ed è proprio lui a dichiararlo nel corso della missiva:

«Io sono cattolico!» ho sentito dire a tanta gente indignata di fronte alle manifestazioni a sostegno dei diritti degli omosessuali. Il problema è che in questo Paese non crediamo abbastanza in Dio. Preghiamo, ma non ascoltiamo. Aspettiamo il miracolo e negoziamo l’arrivo di una soluzione, in cambio di qualche rinuncia. Anch’io sono cattolico. Ma il messaggio che porto nel cuore è quello dell’amore universale, della carità, del soccorso reciproco, del rispetto per tutti, della compassione. E qualche giorno fa, davanti al mio mare, di fronte al mio monte, il mio uomo e io ci siamo sposati. La cosa è molto più grande di Victor e di me. Riguarda tutti. Riguarda ogni ragazzino nascosto in mezzo agli scaffali di una libreria, con quel libro in mano. Uno su tremila. E riguarda ogni italiano libero, onesto, e innamorato come me di quel Dio simpatico.

Un vero e proprio messaggio a cuore aperto che possa essere di incoraggiamento, che sia un ulteriore passo in avanti all'interno di una società che sembra essere attaccata a credenze obsolete, una società che non ha ancora la spinta necessaria per liberarsi dal pregiudizio che è, tuttora, una grande piaga.